Food Mood: l’impatto della pandemia sugli stili alimentari degli adolescenti

La pandemia ha modificato l’atteggiamento degli adolescenti nei confronti del cibo e le loro abitudini alimentari quotidiane?

Questa domanda ha guidato lo studio, denominato “Food Mood”, svolto dalla Facoltà di Scienze agrarie alimentari e ambientali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore insieme ad ANBI (l’associazione nazionale dei consorzi di bonifica) e CREA (il consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria). In particolare, la ricerca è stata realizzata nel mese di giugno 2021 e si è basata su interviste svolte attraverso un questionario strutturato, somministrato ad un campione di 482 ragazzi e ragazze di età compresa tra 14 e 19 anni, studenti delle scuole superiori della regione Emilia-Romagna

Ed in effetti i risultati dello studio hanno confermato che il 54% degli intervistati ha esplicitamente dichiarato di aver cambiato (forse per sempre) le proprie abitudini alimentari da quando il virus Covid-19 ha fatto improvvisa irruzione nelle loro vite. Occorre tuttavia approfondire questo dato, per comprendere se tali mutamenti abbiano avuto, nell’insieme, effetti migliorativi o peggiorativi rispetto al recente passato.

Tra i cambiamenti in senso negativo emergono soprattutto due aspetti. Da un lato un aumento consistente del tempo in solitudine e dedicato all’uso dei device digitali, con i conseguenti impatti negativi su tutte le sfere della socialità, inclusa quella della condivisione del cibo come momento di gratificazione e di evasione. Ne deriva che circa il 15% degli adolescenti vive, purtroppo, l’alimentazione come un problema, che l’emergenza sanitaria ha di fatto esasperato. Dall’altro lato, vi è il consolidamento di una “brutta abitudine” che si stava peraltro già affermando nell’era pre-pandemica: quella di non fare la prima colazione. Questo comportamento riguarda ormai circa un quarto degli studenti e studentesse di scuola superiore, che non riconoscono a questo momento di consumo la sua fondamentale importanza.

I cambiamenti migliorativi, però, sono molti e decisamente incoraggianti. In primis, i lockdown, la DAD, lo smart working e più in generale il maggior tempo trascorso tra le mura domestiche hanno favorito il recupero di una “buona abitudine”, quella della socialità dei pasti in famiglia. Nel 96% dei casi, infatti, pranzi e cene oggi si consumano in compagnia di mamma, papà, fratelli e sorelle, tutti seduti insieme a tavola. Un altro aspetto positivo indotto dall’emergenza Covid-19 è stato quello di una maggiore attenzione, rispetto al passato, alla sicurezza dei prodotti: c’è una crescente domanda di “Food Safety” che deriva da un fortissimo bisogno di rassicurazione da parte dei giovani rispetto a tutto ciò che si mangia e si beve. E, nel contempo, sembra affermarsi una diffusa propensione al “salutismo” alimentare, nel senso che 2 adolescenti su 3 hanno iniziato a scegliere cibi con meno grassi, meno zuccheri, meno sale e/o hanno ridotto la quantità complessiva di cibo consumato. Il tutto accompagnato da un’ottima predisposizione a svolgere attività fisica: almeno una volta a settimana nel 78% dei casi.

Infine, altri due aspetti positivi molto interessanti e promettenti. Da un lato c’è una crescente aderenza degli adolescenti, nei loro consumi quotidiani, ai principi-guida della cosiddetta “dieta mediterranea”. Dall’altro si è affermata, negli ultimi mesi, una bellissima riscoperta dei prodotti tipici del territorio: le eccellenze DOP e IGP dell’Emilia-Romagna come Parmigiano Reggiano e Grana, il Prosciutto di Parma, la Coppa Piacentina. Prodotti della tradizione a cui il 70/80% degli adolescenti associa una straordinaria superiorità qualitativa rispetto alle alternative convenzionali disponibili sul mercato. In questo senso, il terremoto provocato dalla pandemia sembra aver avuto l’effetto di rinsaldare le fondamenta del “ponte generazionale” tra gli adolescenti e i loro genitori/nonni, stimolando un fenomeno di ritorno alle radici enogastronomiche che ha generato rassicurazione e senso di comunità, rendendoci tutti psicologicamente più forti.

Alla luce delle evidenze ottenute, il team dei ricercatori che ha promosso lo studio “Food Mood” intende ora verificare se i cambiamenti sopra descritti siano destinati a consolidarsi, diventando fenomeni strutturali. Per questo, il progetto proseguirà nei prossimi due anni, sviluppando ulteriori approfondimenti sul tema, con la collaborazione delle scuole superiori dell’Emilia-Romagna.

Edoardo Fornari
Professore associato di Marketing
Facoltà di Scienze agrarie, alimentari e ambientali
Università Cattolica del Sacro Cuore, sede di Piacenza-Cremona
Responsabile scientifico progetto “Food Mood”