Le bevande alcoliche: limitare è molto meglio

La questione legata al consumo di bevande alcoliche è piuttosto complessa. L’alcol contenuto in esse è una molecola che svolge un ruolo negativo sulla salute perché tossica per il nostro organismo, oltre che classificata dall’Agenzia internazionale per la Ricerca sul Cancro dell’Organizzazione mondiale della Sanità come sostanza cancerogena per l’uomo. Se da un lato gli effetti negativi del consumo di alcol sono ben accertati e condivisi dalla comunità scientifica, dall’altro lato, alcuni studi scientifici suggeriscono che il moderato consumo di bevande alcoliche possa addirittura portare ad un effetto benefico per le prevenzione di alcune patologie cronico-degenerative, come le malattie cardiovascolari. Come interpretare al meglio questa discordanza di informazioni?

Le nuove linee guida per una sana alimentazione, pubblicate nel 2018 dal Centro di Ricerca Alimenti e Nutrizione del CREA (Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’analisi dell’Economia Agraria), trattano in modo molto esaustivo e puntuale il tema del consumo di bevande alcoliche in relazione alla salute. Gli esperti del CREA, dopo la revisione delle evidenze scientifiche disponibili ad oggi, sono giunti alla conclusione che il consumo di bevande alcoliche vada limitato il più possibile. (si veda https://www.crea.gov.it/web/alimenti-e-nutrizione/-/linee-guida-per-una-sana-alimentazione-2018)

Se si è astemi, certo non è una buona idea iniziare a bere, ma piuttosto continuare con questa buona abitudine. Se invece si è abituati a bere alcolici la raccomandazione è di cercare di limitare il consumo di queste bevande. Se amiamo sorseggiare un buon bicchiere di vino o un aperitivo in compagnia, ricordiamoci di bere possibilmente durante i pasti e soprattutto mantenere come riferimento il consumo cosiddetto a “basso rischio”, che corrisponde al massimo ad 1 unità alcolica al giorno per donne e anziani di entrambi i sessi e 2 unità alcoliche al giorno per gli uomini. A cosa corrisponde l’unità alcolica? A 12 g di etanolo che sono contenuti mediamente in un bicchiere di birra (330 mL) o un bicchiere di vino (125 mL) a media gradazione o un bicchierino di superalcolico (40 mL). Naturalmente queste indicazioni non valgono per i minorenni o adulti con patologie, che seguano terapie farmacologiche e donne in gravidanza o allattamento, per i quali il consumo di bevande alcoliche va evitato.

Per anni, gli effetti potenzialmente positivi legati al consumo di vino, soprattutto rosso, sono stati messi in evidenza. Il bicchiere di vino è anche incluso in alcune rappresentazioni della piramide della dieta mediterranea, suggerendone il ruolo positivo nel contesto di una sana alimentazione. Si è parlato a lungo delle molecole interessanti contenute nel vino rosso (per esempio il famoso “resveratrolo”) alle quali è stata attribuita la responsabilità del ruolo positivo per la salute del consumo di questa bevanda. Con il passare degli anni si è compreso, però, quanto sia importante cercare di informare correttamente le persone sui reali rischi legati all’alcol, che spesso vengono ignorati a favore di una sovrastima del potenziale salutistico di queste bevande. Parlando di composti bioattivi del vino è necessario infatti puntualizzare che la quantità di queste molecole nella dose che introduciamo è ridotta a fronte di un rischio derivante dall’introduzione dell’alcol.

Per fare il pieno di composti bioattivi, meglio prediligere altri alimenti che ne sono ricchi e che svolgono effetti benefici come, per esempio, la frutta e la verdura… e “alla salute”!

Redatto da: Margherita Dall’Asta
Professore e Ricercatore Scienze Dietetiche Applicate
Facoltà di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali
Università Cattolica del Sacro Cuore